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Matteo 5,38-48

Predicazione di Angelo Reginato alla Zwinglikirche, domenica 30 giugno 2019

 

 

Matteo 5: 38 Voi avete udito che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". 39 Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra; 40 e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. 41 Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. 42 Da' a chi ti chiede, e a chi desidera un prestito da te, non voltar le spalle.
43 Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". 44 Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46 Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? 47 E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? 48 Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.

 

L'evangelista Matteo ci presenta Gesù come come il Signore – “l'Emmanuele, il Dio con noi” - e come il Salvatore. Ma per lui, Gesù è soprattutto il Maestro. Il Vangelo secondo Matteo è costruito attorno a cinque grandi discorsi che Gesù rivolge ai suoi discepoli affinché divengano scribi sapienti, in grado di estrarre dal loro tesoro cose nuove e cose vecchie (Mt 13,52). Tutti questi discorsi, a partire dal primo, quello pronunciato sul monte (Mt 5-7), mirano ad illustrare la sapienza del Regno e a farla radicare nel cuore. Di che tipo di sapienza si tratta? Non certo di una teoria astratta su Dio; piuttosto, vi leggiamo un insegnamento concreto, realistico, che affronta le relazioni quotidiane. Come nel testo che abbiamo ascoltato. Dove non abbiamo un quadro idealizzato della vita. Tutt'altro: si parla di conflitti, di nemici. Nessuna ingenuità, dunque. Si guarda in faccia la realtà per quello che è, senza rimozioni. Questo sguardo lucido, però, lascia aperta la questione di “come” si possa affrontare la vita e i suoi conflitti. Gli esseri umani non vengono messi al mondo con le istruzioni per l'uso, sapendo in partenza come muoversi nella storia. Devono ricercare una sapienza che indichi il senso dell'agire, che offra dei criteri per giungere a delle scelte. La domanda sapienziale per eccellenza, suona così: “cosa significa vivere?”. Il racconto di Matteo ci presenta la sapienza offerta dal Maestro Gesù ai suoi discepoli. Il suo insegnamento, a prima vista, si presta ad un giudizio sommario di impossibilità. Come si fa a non opporre resistenza al malvagio? Il cristiano deve, dunque, subire l'ingiusta violenza? In realtà, queste parole ci consegnano una prospettiva più profonda. È come se ci venisse rivolta la domanda di fondo: tu, nella vita, agisci o re-agisci? Da che mondo è mondo, gli esseri umani hanno vissuto le relazioni sulla base di una logica simmetrica: se tu mi tratti bene, anch'io lo faccio; ma se tu mi dai uno schiaffo, io te lo restituisco. È la stessa logica della cosiddetta legge del taglione: “occhio per occhio”. Che di per sé, ha un valore positivo, in quanto pone un criterio di proporzionalità nella reazione, arginando quel desiderio di vendetta infinita che abita il farsi giustizia (e che la Scrittura esemplifica in Lamec: Gen. 4,23ss) . Tuttavia, in questo modo è l'interlocutore a dettare l'ordine del giorno, mentre noi ci limitiamo a reagire alle sue azioni. Gesù propone un altro tipo di sapienza relazionale: non limitarti a reagire, prova a pensare modalità inedite di affrontare il conflitto. Dietro l'invito a porgere l'altra guancia, non c'è la rassegnazione al male ma il tentativo di spiazzare il nemico, che si aspetta una reazione uguale contraria. L'insegnamento di Gesù non è all'insegna della resa bensì è invito alla creatività. Per cui, i discepoli non dovranno ripetere a pappagallo il gesto di porgere la guancia: se l'altro se l'aspetta, il gesto perde la sua funzione di mettere in discussione una dinamica relazionale perversa.

Che bello se le nostre chiese diventassero laboratori di relazioni creative, promuovendo una sapienza che, soprattutto oggi, sentiamo che ci manca. In un momento storico in cui prevalgono le reazioni impulsive, di pancia, con tutto il loro carico di rancore, di vendetta e di odio, oltre a deplorare questa pericolosa deriva societaria, occorre lavorare a monte per formare cuori che sono in grado di promuovere un differente vedere, sentire, valutare, agire.

Alla scuola del vangelo, siamo chiamati ad apprendere l'arte di vivere, la sapienza delle relazioni, facendo nostro il dono della Parola di Gesù.

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